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giovedì 1 dicembre 2011

Il cippato di qualità: la risposta forestale al pellet

Durante millenni la legna in pezzi (tondelli o squartoni) era praticamente l'unica forma con la quale l'uomo ha utilizzato l'energia termica proveniente dal bosco. Solo da circa 40 anni sono stati inventati gli impianti di riscaldamento automatici funzionanti con cippato. All'inizio del nuovo millenio in Svizzera si è imposta una nuova forma di combustibile forestale: il pellet. Tuttavia lo sviluppo prosegue e si sta affacciando sul mercato anche il cippato di qualità di provenienza forestale.
Cos'è il cippato di qualità? Il cippato di qualità consiste in cippato di legno selezionato che viene essiccato fino al 18% di umidità e che non contiene parti fini. Esso viene calibrato su una lunghezza da 5 a 45 mm ed uno spessore di 4 mm. Nella classificazione del cippato di QM Holzheizwerke (Energia legno Svizzera) esso figura sotto la denominazione di WS-P45-W18 Q. Il cippato di qualità consiste prevalentemente di scaglie di legno di latifoglia ed ha pertanto un valore energetico elevato, con, contemporaneamente, una produzione di cenere limitata.
Il cippato di legno tradizionale in genere è troppo grosso e troppo umido per funzionare in modo efficiente e con emissioni limitate in impianti di riscaldamento piccoli come quelli delle case mono- o pluri-famigliari. Specialmente in estate, quando è necessaria solo poca energia e gli impianti funzionano a regime parziale oppure non sono in funzione, il combustibile da impiegare deve essere molto asciutto, affinché esso possa accendersi anche con sistemi automatici. Questo è possibile unicamente con il pellet e, appunto, con il cippato di qualità. Infatti essi contengono un'umidità massima del 10% per i pellet e rispettivamente del 18% per il cippato di qualità.

Leggi l'articolo su www.waldwissen.net.

giovedì 10 novembre 2011

Non si ferma il boom del pellet

Secondo uno studio condotto dalla Hawkins Wright, circa 2,5 milioni di tonnellate di pellet sono stati importati in Europa nel 2010, circa il 40% in più rispetto al 2009, e gli esperti prevedono che il commercio internazionale dei pellet di legno continuerà a crescere nei prossimi anni. La Pöyry Management Consulting prevede flussi commerciali transcontinentali per un volume di 18 milioni di tonnellate di pellet all'anno nel 2020.

Secondo l'indagine effettuata dalla Hawkins Wright, il mercato principale per pellet di legno è l'Europa, con i Paesi Bassi che hanno acquistato 900.000 tonnellate nel 2010, seguiti dal Regno Unito che ne ha acquistate oltre 500.000 tonnellate. Il mercato dell'Europa centrale è rifornito principalmente da Stati Uniti e Canada, con circa 1,6 milioni di tonnellate di pellet spediti dagli Stati Uniti e dal Canada verso l'Europa nel 2010. Tra il 2008 e il 2010, il numero dei trasporti pellet dal Nord America raddoppiato - e la tendenza continua. Ma anche un Russia la produzione cresce. La più grande fabbrica di pellet del mondo si trova a Vyborg e ha una capacità annua di 900.000 tonnellate. Anche il Brasile si sta gettando in questo business. Il produttore nazionale di carta, Suzano, progetta di acquisire tre stabilimenti pellet, che assieme hanno una capacità annuale di 3 milioni di tonnellate.

Difficile escludere che questa crescita della domanda di fibre non impatterà sulle foreste. L'Unione Europea ha stabilito dei critari minimi per l'importazione di biomassa liquida (biodiesel) ma non per le biomasse solide.

mercoledì 5 ottobre 2011

La fornitura di biomassa legnosa proveniente dalle foreste dell'UE può essere notevolmente aumentata

Secondo l'Istituto Forestale Europeo (EFI) e l'Istituto di ricerca forestale finlandese (Finnish Forest Research Institute), la fornitura di biomassa legnosa proveniente dalle foreste nell'Unione europea può essere aumentata in modo significativo al di là dell'attuale livello di sfruttamento delle risorse. Tuttavia, questo richiede decisioni politiche veloci e incisive e un strategia globale a livello europeo.
Il potenziale teorico della biomassa delle foreste europee al 2010 è stimato in circa 1,3 miliardi di metri cubi, compresa la corteccia. Circa la metà di questo potenziale è costituita da legname tondo e il resto è costituito dai residui di utilizzazione, dalle ceppaie e dalla biomassa legnosa proveniente dai diradamenti precoci nelle foreste giovani. Il potenziale, tuttavia, è ridotto a circa 750 milioni di metri cubi a causa dei vari vincoli di natura ambientale, tecnica e sociale. I vincoli ricadono in particolar modo sulla frazione dei residui, delle ceppie e sulle biomasse da diradamenti precoci.
La riduzione della raccolta di biomassa nei siti poveri, al fine di evitare la perdita di nutrienti, è un esempio di vincolo ambientale. La capacità portante del terreno può limitare le utilizzazioni e quindi la raccolta su terreni incoerenti è un esempio di vincolo tecnico. Inoltre, la diversa disponibilità di biomassa, dovuta alla diversa struttura della proprietà delle foreste può essere considerato come un vincolo sociale.

[Fonte: www.efi.int]

martedì 30 agosto 2011

Le biomasse continueranno a guidare la crescita delle rinnovabili europee

Le biomasse continueranno a guidare la crescita delle rinnovabili europee

FONTI PULITE: Nel prossimo ventennio, evidenzia l'Aebiom, l'incremento previsto è del 210% rispetto ai livelli attuali

La biomassa è la fonte rinnovabile di energia in più rapida crescita dell'Unione europea, con una prospettiva di incremento del 210% nei prossimi 20 anni. È quanto evidenzia l'ultima rilevazione statistica dell'Aebiom, l'Associazione europea biomasse, secondo cui questa fonte già nel 2010 contribuiva per circa il 68,6% alla generazione complessiva delle rinnovabili nella Ue a 27.
Lo scorso anno le bioenergie europee hanno infatti garantito 82,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) di energia primaria, di cui 58,8 Mtep (71%) per usi termici. Nel 2020, anno in cui andranno in scadenza gli obiettivi europei in materia ambientale, le biomasse forniranno circa 138,5 Mtep di energia, di cui il 62% termica, il 14% elettrica e il 24% legata ai trasporti. Il contributo della biomassa nel 2030 dovrebbe aumentare ulteriormente ed essere compreso tra i 236 e 255 Mtep, con un incremento, appunto, fino al 210% rispetto ai livelli attuali.
La maggior parte delle biomasse necessarie per raggiungere gli obiettivi entro il 2030 arriverà da residui forestali (41%), rifiuti (38%) e dell'agricoltura (21%), in quest'ultimo caso da coltivazioni, paglia e potature. Tra i Paesi in testa nell'uso delle tecnologie di produzione di energia da biomassa ci sono Svezia, Finlandia e Danimarca, seguiti da Francia, Austria e Portogallo, per merito soprattutto del forte attivismo dell'industria forestale. Secondo l'associazione di categoria, la chiave affinché si realizzi la rivoluzione energetica delle bioenergie deve passare dall'utilizzo termico, incrementando la cogenerazione e le reti centralizzate di riscaldamento e raffrescamento.

Link

lunedì 11 luglio 2011

Biomasse/ In Italia per il 2010 bilancio in chiaroscuro

006614 Roma, 5 lug. (TMNews) - Pubblicato il secondo rapporto sulla situazione delle biomasse in Italia (Biomass Energy Report: il business delle biomasse e dei biocarburanti nel sistema industriale italiano) da parte dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, un gruppo di docenti e ricercatori specializzato nell'analisi tecnologica e di mercato delle energie rinnovabili.

Il documento fotografa la situazione 2010 prendendo in esame tutti i comparti del settore: biomasse agroforestali, biogas, rifiuti solidi urbani assimilabili, biocarburanti e oli vegetali. Il quadro che emerge è molto disomogeneo: accanto ad alcuni comparti in fortissima espansione, altri presentano una situazione di stallo.

Il settore più in crescita è quello degli oli vegetali, con un aumento di oltre il 60% rispetto al 2009: la potenza installata per la generazione elettrica ha raggiunto i 620 MW, per un generazione stimata nel 2010 a 1,9 miliardi di kWh. In crescita anche il biogas: rispetto al 2009 l'aumento è stato del 20% in termini di potenza installata e del 13% per numero di impianti. In tutto, a fine 2010 erano presenti in Italia oltre 500 impianti per la generazione di elettricità da biogas, per una potenza totale di oltre 550 MW e una produzione di 2,9 miliardi di kWh.

Le biomasse forestali hanno fornito energia primaria per 5,6 milioni di tonnellate equivalenti petrolio, pari al 2,9% del fabbisogno totale. Rispetto al 2009, il contributo è aumentato del 7%.

È fermo invece il mercato dei biocarburanti (che in Italia vuol dire al 95% biodiesel, con un ruolo ancora marginale del bioetanolo): la produzione è rimasta praticamente costante dal 2008 al 2010, assestandosi intorno alle 730.000 tonnellate.

Brutte notizie anche per il recupero energetico dei rifiuti solidi urbani: nel 2010 non è entrato in funzione nessun nuovo impianto, anche se la potenza installata è aumentata del 5%, grazie ad interventi di potenziamento di alcuni impianti esistenti.

giovedì 30 giugno 2011

Offerta di biomassa legnosa dalle foreste dell'UE

L'offerta di biomassa legnosa proveniente dalle foreste nell'Unione europea può essere aumentata in modo significativo al di là del livello attuale di utilizzo. Tuttavia, questo richiede decisioni politiche rapide e una strategia globale a livello europeo.

Il potenziale teorico della biomassa delle foreste europee nel 2010 è di circa 1,3 miliardi di m³ (corteccia compresa). Circa la metà del potenziale è costituito da tondame e il resto da residui di utilizzazione, legna e biomassa da diradamenti nei boschi giovani. Il potenziale, tuttavia, è ridotto a circa 750 milioni di m³ per via dei vari vincoli ambientali, tecnici e sociali. I vincoli incidono in particolar modo sulla frazione dei residui, della legna e sulle biomasse da diradamenti precoci.

Il potenziale della biomassa legnosa è stato stimato per tre diversi scenari di mobilitazione. Gli scenari differiscono per quanto riguarda, ad esempio, l'ambiente politico e l'atteggiamento della società verso l'uso del legno. Se ci sarà una forte attenzione verso l'uso del legno per la produzione di energia e per altri usi, il potenziale può aumentare anche a 898 milioni di m³ al 2030. In alternativa se gli effetti ambientali negativi dell'uso intensivo del legno sono considerati molto importanti, il potenziale può scendere a 625 milioni di m³ al 2030. Il potenziale diventa ancora più basso se sono presi in considerazione anche i vincoli economici come i costi di approvvigionamento.

Maggiori dettagli nel report finale dello studio europeo.

[Fonte: European Forest Institute news]

domenica 19 giugno 2011

Talucci agli Stati Generali del Legno Energia

FORESTAZIONE, TALUCCI (FEDAGRI): “LO SVILUPPO DI UNA MODERNA FILIERA ENERGETICA DEL LEGNO È UN’OPPORTUNITÀ STRATEGICA PER LE COOPERATIVE FORESTALI”

“Non può crescere la competitività della filiera legno - energia senza una ripresa forte della gestione forestale nel nostro Paese”

Banner stati generali nuovo Verona, 17 giugno 2011 – “Non può crescere la competitività della filiera legno - energia senza una ripresa forte della gestione forestale in Italia. Lo sviluppo di una moderna filiera energetica del legno è un’opportunità strategica per le cooperative forestali e per l’intero Paese”. È quanto ha dichiarato oggi da Gasper Rino Talucci, presidente del Settore Forestazione e Multifunzionalità di Fedagri - Confcooperative intervenendo agli Stati Generali del Legno Energia in corso a Verona.

“L'Italia è il quarto importatore assoluto di legna da ardere ed è, contemporaneamente, il paese con uno dei più bassi indici di utilizzazione dell'incremento forestale, attorno al 30% a fronte di una media europea del 60% - ha aggiunto Talucci - la sostenibilità sarebbe assicurata anche con un utilizzo del 100% dell'incremento, ma nel nostro Paese burocrazia, non conoscenza e scarsa sensibilità ambientale, rallentano, quando non bloccano del tutto, le attività forestali, anche quando sono più che sostenibili. È questa  la vera emergenza del settore se non un vero e proprio paradosso”.

“Il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea sull'utilizzo delle rinnovabili - ha continuato - non può prescindere dall'utilizzo delle biomasse legnose, e il bloccare le attività forestali realizzate in modo legale e sostenibile in Italia non potrà che favorire ancora di più l'importazione di legname da paesi UE ed extra UE, in molti casi di dubbia provenienza in fatto di legalità e sostenibilità, come evidenziato dalle stesse associazioni ambientaliste”.

"Il lavoro delle cooperative sul territorio – ha concluso - è orientato a salvaguardare la vera sostenibilità, in tutti i suoi fattori, ambientale, sociale ed economica, per far sopravvivere il lavoro forestale e salvaguardare la dignità delle imprese e dei lavoratori. In tal senso lo sviluppo di una moderna filiera energetica del legno è una possibilità di sviluppo che le nostre imprese devono saper cogliere”.

_________________________________________________
UFFICIO STAMPA FEDAGRI – CONFCOOPERATIVE
Sabrina Alivernini

Via Torino 146
00184 - Roma

Tel. 06 46978202

ufficiostampa.fedagri@confcooperative.it

mercoledì 15 giugno 2011

Stati Generali del Legno Energia

Banner stati generali nuovo

L’Associazionismo Forestale (Fedagri – Confcooperative Settore Forestazione e Multifunzionalità e Condotta Forestale – Associazione degli interessi e delle Comunità Forestali) hanno aderito agli Stati Generali del Legno Energia promosso dall’ A.I.E.L. che si terranno a VERONA (Palaexpo Sala Salieri) VENERDI' 17 GIUGNO 2011 ore 9,30 - 13,30.

Nel corso dei lavori è prevista una comunicazione Gasper Rino Talucci, Fedagri - Confcooperative e vice-presidente di Condotta Forestale, dal titolo "La forza della cooperazione forestale per lo sviluppo del settore legno-energia".

In allegato il programma dei lavori e il manifesto per lo sviluppo sostenibile del legno energia.

Allegati:  SGLE_Programma def.pdf SGLE_locandina.pdf

giovedì 9 giugno 2011

17 giugno 2011 – Verona - Stati Generali del Legno Energia

Stati Generali del Legno Energia

AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, in collaborazione con Progetto Fuoco, organizza gli “Stati Generali del Legno Energia”, ovvero “Diamo voce alla principale fonte energetica rinnovabile del paese”: un’assemblea nazionale con lo scopo di presentare le proposte e le richieste dell’intera filiera che si occupa della valorizzazione energetica delle biomasse legnose. Nel corso della giornata verrà illustrato il “Manifesto per lo sviluppo sostenibile del settore legno-energia”, documento che riassume i temi fondamentali per il giusto riconoscimento e la crescita del settore.

Saranno presenti operatori del settore di tutta la filiera: imprese boschive e agricole, costruttori e distributori apparecchi e impianti conversione energetica, produttori di pellet, cippato e legna da ardere, costruttori e rivenditori macchine forestali per la produzione di biomasse, tecnici e professionisti del settore, installatori e manutentori, esponenti del mondo accademico agricolo e forestale. 


L’appuntamento è per le 9.30 di Venerdì 17 Giugno 2011, a Verona, presso il Palaexpo di Veronafiere.

Per maggiori info http://www.aiel.cia.it/immagini/upload/1Comunicato.pdf

giovedì 5 maggio 2011

Impianti a biomasse nei comuni italiani

Con i dati contenuti nel rapporto di Legambiente "Comuni rinnovabili 2009" è stata realizzata un'applicazione che permette di visualizzare su mappa, su tabella e su grafici, la localizzazione e alcune caratteristiche degli impianti a biomasse nei comuni italiani censiti da Legambiente. L'applicazione, ad accesso libero, è raggiungibile all'indirizzo http://www.ricercaforestale/biomasse.php.
Per quanto riguarda i dati nel rapporto di Legambiente è scritto che "I dati presenti nel rapporto Comuni Rinnovabili 2009 sono elaborati attraverso l’incrocio di dati provenienti: da un questionario inviato ai Comuni italiani, e incrociando le informazioni con i dati di GSE, Enea, Anev, amministrazioni regionali e provinciali, Azzeroco2 per il solare termico, aziende di settore."
Per la realizzazione dell'applicazione, dal rapporto di Legambiente sono stati estratti i dati per i soli impianti a biomasse essendo questi di maggior interesse per il portale. A questi dati, per ora, sono stati associati alcuni indicatori (es. popolazione residente, kW rinnovabili per abitante). Inoltre, per ora solo per qualche impianto, è possibile conoscere anche che tipo di combustibile impiega, quanto ne consuma in un anno e quanto costa.
Contiamo di estendere queste informazioni se non a tutti almeno alla maggior parte degli impianti censiti, anche attraverso la collaborazione degli utenti. Il rapporto di Legambiente infatti non specifica nè il tipo di biomassa utilizzata (cippato, residui agricoli, residui zootecnici...), nè il consumo annuo di combustibile e, infine, nemmeno il prezzo medio del combustibile. Questi indicatori ci sembrano importanti per valutare meglio la sostenibilità degli impianti realizzati.

lunedì 17 gennaio 2011

Studio UE sull'aumento della biomassa del legno

Illustrazione di questo articolo

Una delle priorità dell'agenda dell'UE è raddoppiare il ricorso alle energie rinnovabili entro il 2020 in tutta Europa, in modo che possano rappresentare il 20% del consumo energetico comunitario complessivo. Con queste premesse, è chiaro che aumenterà la domanda di legno. Il legno e i suoi scarti rivestono da sempre un ruolo determinante sul territorio europeo, dove rappresentano il 50% delle fonti di energia rinnovabile. Viene quindi da domandarsi se la quantità di legno disponibile sarà sufficiente per soddisfare la richiesta futura. Nell'ambito del progetto EUWOOD ("Real potential for changes in growth and use of EU forests"), promosso dalla Direzione generale per l'energia della Commissione europea (DG Energia), si è deciso di analizzare la sfida insita in questo quesito analizzando meglio la questione legata alla fornitura energetica dalla biomassa del legno.


A partire dal 2000 il mercato globale dei prodotti forestali è stato investito da importanti variazioni. Rispetto ai nostri antenati che utilizzavano la legna per riscaldare le abitazioni, siamo di fronte a un grande cambiamento: la generazione di energia mediante il legno, infatti, rappresenta una nicchia di mercato. Le industrie, per esempio, utilizzano il legno come materia prima nella produzione di prodotti chimici. Tuttavia, la valutazione delle misure economiche e di politica forestale da adottare è oggi più difficoltosa che in passato per il carattere complesso che ha attualmente il mercato dei prodotti forestali.


Sulla base di questa considerazione, i partner di EUWOOD hanno utilizzato il "Wood Resource Balance" per mettere a confronto la domanda di legno per la produzione di energia e prodotti e la potenziale disponibilità di legno proveniente da foreste e altre risorse nell'UE dei 27. I risultati ottenuti mettono in luce che un aumento della fornitura di biomassa del legno ricavata dalle foreste europee potrebbe raggiungere il valore dell'attuale livello di utilizzo delle risorse se sul piano comunitario venisse attuata una strategia che contemplasse tutti gli aspetti necessari e si privilegiasse un approccio decisionale rapido e radicale.


Il consorzio EUWOOD ritiene che il potenziale di biomassa ricavabile dalle foreste dell'UE ammonterebbe, per il solo 2010, a quasi 1,3 miliardi di metri cubi. Nello specifico, il legno ricavato dal fusto rappresenta circa il 50% di questo potenziale, mentre la metà restante è costituita da residui da abbattimento, da ceppi e dalla biomassa del legno proveniente dalle misure di diradamento nelle foreste più giovani. Il potenziale scende però a circa 750 milioni di metri cubi a causa delle perdite dovute a difficoltà e vincoli forestali, tecnici e sociali. A subirne maggiormente gli effetti sarebbero il diradamento, i ceppi e i residui.


Una delle difficoltà rilevabili a livello forestale è per esempio la diminuzione della raccolta di biomassa nei siti già contraddistinti dalla carenza di nutrienti, in modo da non peggiorarne le condizioni. A livello tecnico, invece, il problema può essere costituito da un terreno che non tende a compattarsi, ovvero con caratteristiche tali da inibire la raccolta, mentre sotto il profilo sociale la disponibilità di biomassa potrebbe variare a causa dell'avvicendarsi dei proprietari delle foreste. Nell'ambito del progetto non è comunque stata condotta un'analisi sull'impatto complessivo di una raccolta intensiva.


Nel quadro di EUWOOD sono stati utilizzati scenari diversi per valutare il potenziale della biomassa del legno. Tra i vari aspetti analizzati, gli scienziati hanno per esempio valutato la percezione dell'uso del legno nella società. Da una parte, il potenziale della biomassa del legno può crescere fino a raggiungere 898 milioni di metri cubi (nel 2030), a condizione però che i cittadini attribuiscano grande importanza all'uso di questo materiale per la produzione di energia e per altri usi. Dall'altra, invece, il potenziale potrebbe scendere a 625 milioni di metri cubi se ai possibili effetti negativi di un più ampio ricorso al legno venisse attribuita un'importanza cruciale. Anche i vincoli economici, dalla loro, potrebbero determinare perdite consistenti, per esempio per quanto concerne i costi di approvvigionamento.


I risultati di un caso di studio condotto nella Carelia settentrionale, una regione finlandese, hanno dimostrato chiaramente che il potenziale di biomassa potrebbe precipitare del 28% se la disponibilità economica di coloro che utilizzano i residui degli abbattimenti diminuisse del 4%.
Secondo i ricercatori del progetto la fornitura di biomassa dovrebbe subire una spinta - sia per quanto concerne le foreste che per quanto riguarda altre fonti - in modo da consentire all'Europa di soddisfare la domanda crescente. Tuttavia, la domanda di legno potrebbe diminuire se a livello comunitario si promuovesse l'efficienza energetica e il ricorso ad altre fonti rinnovabili legate al legno.
Il progetto, coordinato dal Centro per le scienze del legno dell'Università di Amburgo (Germania), ha visto la partecipazione di esperti dell'Istituto forestale europeo, dell'UNECE/ FAO (Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite/ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) - Sezione foreste e legno, dell'Istituto olandese per le foreste e i prodotti forestali (PROBOS) e dell'Istituto finlandese per la ricerca in ambito forestale (METLA) di Vaanta.

Per maggiori informazioni, visitare:
Istituto forestale europeo
http://www.efi.int/portal/
Università di Amburgo:
http://www.uni-hamburg.de/
Per leggere la relazione finale del progetto EUWOOD, fare clic:
qui
Per scaricare vari studi sulla bioenergia, fare clic:
qui

Biomasse da foreste sostenibili

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Aebiom, Associazione europea biomasse, di cui Aiel è full member, ha presentato una dichiarazione sulla neutralità carbonica delle foreste sostenibili nel corso del workshop organizzato al Parlamento europeo lo scorso 10 novembre 2010. 

Nella dichiarazione si dimostra come sia lo stock di carbonio sia la superficie forestale siano continuamente aumentati in Europa negli ultimi decenni e che attraverso la gestione forestale sostenibile delle foreste sia possibile da un lato continuare a incrementare lo stock di carbonio e dall’altro ridurre le emissioni di CO2 con la sostituzione delle fonti fossili, ottenendo così un significativo effetto sulla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Per scaricare la dichiarazione dell'Aebiom: http://www.aiel.cia.it/immagini/upload/Sost.pdf

IVA SUL CIPPATO AL 10%

20080624_4 L'Agenzia delle Entrate ha risposto positivamente al quesito posto sia da AIEL che da FIPER nel quale si chiedeva di conoscere il trattamento ai fini IVA della vendita di cippato di legno vergine utilizzato per la combustione.

Con nota del 23 dicembre 2010 prot. 954-177983/2010 l'Agenzia delle Entrate , Direzione Centrale Normativa - Settore Imposte indirette - Ufficio IVA, dopo aver esaminato la nota della Agenzia delle Dogane interpellata da AIEL e Fiper , nella quale venivano precisate le caratteristiche del cippato destinato alla combustione per la produzione di calore e il suo corretto inquadramento doganale, ritiene che il prodotto possa essere considerato quale - legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie, fascine o in forme simili - da classificare al codice NC 4401 1000. In considerazione di questa classificazione, l'Agenzia delle Entrate ritiene che alla cessione di cippato si renda applicabile l'aliquota IVA del 10%.

Il cippato a cui viene riconosciuta questa aliquota IVA ridotta può provenire da legname di diverse qualità, deve essere ottenuto attraverso un processo di taglio meccanico di sminuzzatura o cippatura, triturazione o frantumazione, non deve aver subito trattamenti chimici o ulteriori lavorazioni e deve essere destinato esclusivamente alla combustione nonchè alla fornitura e distribuzione di calore ai consumatori attraverso reti di teleriscaldamento.

Scarica qui il testo della nota Agenzia delle entrate

venerdì 26 novembre 2010

Enea: Atlante delle biomasse


Biomasse

È finalmente on line il primo Atlante delle biomasse, elaborato dall'ENEA e recentemente presentato a Taranto nel corso del convegno "Dal Telerilevamento al Geo-Spatial Intelligence".

Il database del censimento del potenziale energetico delle biomasse nasce nel 2008 da un accordo di programma tra l'ENEA e il Ministero dello Sviluppo Economico, cui hanno partecipato diversi enti di ricerca, allo scopo di creare uno strumento di supporto alle decisioni per le scelte agronomiche, l'installazione e la logistica degli impianti a biomassa, e alla pianificazione e monitoraggio degli obiettivi Europei e nazionali di politica energetica.
Per analizzare i dati numerici e da telerilevamento è stato utilizzato un software GIS (Geographical Information System) che permette vari gradi di elaborazione e visualizzazione dei risultati.
L'atlante è costituito da 7 geodatabase della biomassa annua potenzialmente disponibile a livello provinciale sul territorio italiano, suddiviso per categorie e tipologie: biomassa agricola (paglie, potature, lolla di riso, gusci di frutta, vinacce e sanse); biomassa forestale (legno latifoglie, conifere, arboricoltura); colture energetiche (sorgo, miscanto, cardo, panico, arundo); biogas allevamenti suini; biogas allevamenti bovini; biogas da FORSU (frazione organica rifiuti solidi urbani); biogas da scarti di macellazione.
I dati sulla disponibilità della biomassa forestale sono stati ricavati da telerilevamenti satellitari, come pure l'uso del suolo e gli elementi cartografici e infrastrutturali.
L'atlante contiene inoltre tutti gli elementi della moderna cartografia elettronica: vie di comunicazione, aree protette, zone urbane, immagini satellitari.

Scarica il >> database

lunedì 18 ottobre 2010

lntesa delle filiere agroenergetiche tra il gruppo Maccaferri-Seci e Power Crop e Consorzi agrari e Coldiretti

003188 Al via l'intesa delle filiere agroenergetiche tra il gruppo Maccaferri-Seci e Power Crop e Consorzi agrari e Coldiretti per cogliere l'opportunita' costituita dalle filiere agroenergetiche per un progetto comune. Obiettivo e' di remunerare adeguatamente tutti i fattori produttivi mediante certezze e costanza della fornitura di biomasse derivanti da coltivazioni agricole e forestali ai fini della tarsformazione in energia elettrica, l'ottenimento del massimo coefficiente moltiplicativo dei Certificati verdi, riservato a filiere corte e intese di filiera. Il progetto, presentato a Cernobbio al decimo Forum della Coldiretti, punta ad una partnership di lungo periodo superando l'approccio speculativo di breve periodo, condivisione delle condizioni di sostenibilita' economica e finanziaria, quella ambientale e tutela del territorio, sviluppo degli investimenti e dell'occupazione diretta e indotta. (AGI)

mercoledì 29 settembre 2010

Energie verdi, in vigore dal 3 ottobre le linee guida nazionali

Energie verdi, in vigore dal 3 ottobre le linee guida nazionali

Nei giorno scorsi, in Gazzetta Ufficiale sono apparse le linee guida sulla realizzazione di impianti di produzione di energie rinnovabili. La legislazione unica semplificherà la burocrazia e stabilizzerà gli incentivi

Lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia è ancora limitato, complice un quadro legislativo fino ad oggi non univoco per la realizzazione di impianti e soluzioni domestiche green, e con regole regionali spesso in contrasto tra loro sugli investimenti verdi in fonti rinnovabili.

Dopo sette anni di attesa, in Gazzetta Ufficiale n.219 sono state da poco pubblicate le linee guida nazionali, operative dal prossimo 3 ottobre.

Le Regioni dovranno dunque adeguare le proprie regolamentazioni, agevolando in tal modo il lavoro degli operatori di settore e contribuendo all'incentivazione della Green Economy.

Tra gli obiettivi principali delle linee guida, realizzate in attuazione della direttiva europea 2001/77/CE, c'è quello della semplificazione delle procedure autorizzative inerenti l'installazione degli impianti, per favorire gli investimenti coniugando le esigenze di crescita e il rispetto dell'Ambiente.

Solo in questo modo l'Italia potrà ridurre il gap con le principali nazioni europee e produrre energia pulita, raggiungendo entro il 2020 l'obiettivo di produzione green (17%) assegnatole dalla Comunità europea.

Una volta emanata la normativa, il Governo dovrà necessariamente passare alle attività di stabilizzazione degli incentivi per le rinnovabili, indispensabili per rendere più sicuri gli investimenti e amplificare lo sviluppo del mercato.

http://www.pmi.it/file/whitepaper/000423.pdf

lunedì 7 giugno 2010

Firmato l’accordo tra Cispel, Anca-Legacoop e Fedagri per i servizi ambientali e la qualificazione dei servizi pubblici

L’assessore Bramerini: «Se l'ambiente è fonte di lavoro come in questo caso, la Regione non può che approvare e guardare con favore sinergie simili. Oggi più che mai economia e politiche ambientali sono un binomio inscindibile»

«Favorire lo scambio di esperienze e la collaborazione soprattutto in materia di tenuta del verde, recupero ambientale, difesa del suolo, ma anche per stabilire sinergie in materia di protezione civile, servizi ambientali e qualificazione dei servizi pubblici». E', questa dichiarazione congiunta, la ratio fondamentale dell'accordo siglato stamani nel capoluogo toscano dal presidente di Cispel-Confeservizi Alfredo de Girolamo insieme al presidente di Anca-Legacoop Toscana Roberto Negrini e Carlo Salvadori, presidente della sezione regionale di Fedagri-Confcooperative.

Il protocollo, si legge in un comunicato, è finalizzato a «creare una collaborazione tra le cooperative agricolo-forestali della Toscana e le aziende che erogano servizi pubblici, quali l'igiene urbana, il servizio idrico, il gas, il trasporto»: sono quindi previsti «lo scambio di dati per promuovere le conoscenze delle caratteristiche della cooperazione agroforestale e delle opportunità offerte dalla legislazione nazionale e regionale per l'affidamento di lavori e servizi», tra cui vanno citate «la manutenzione ordinaria delle reti idrogeologiche, delle sorgenti, di interventi relativi alla manutenzione sul territorio del sistema idrico e fognario, delle manutenzioni necessarie al territorio e al verde pubblico».

Secondo quanto successivamente dichiarato da Negrini e Salvadori, con l'accordo di oggi «si concretizza il progetto di orientare il lavoro agricolo anche alla produzione di servizi ambientali, in una moderna concezione di agricoltura»: in realtà, più che di "orientare il lavoro agricolo verso la produzione di servizi ambientali" apparirebbe più adatto parlare di "riconoscimento" di una funzione che - sia per quanto riguarda il comparto selvicolturale/forestale (si pensi in primo luogo al contributo dato dalle foreste alla regimazione idrica e alla stabilità idrogeologica dei versanti) sia per quello agricolo (ad esempio in termini di conservazione del paesaggio toscano) - è già in atto e richiede soprattutto di essere appunto riconosciuta e valorizzata.

E agire in sinergia con le aziende di servizi è sicuramente un modo di valorizzare il "guadagno" ambientale e paesaggistico (oltre che economico, anche in riferimento al costo dei servizi pubblici e delle attività di protezione civile) associato ad una buona gestione del patrimonio agricolo e forestale.

In questo senso, de Girolamo ha sostenuto che l'intesa di oggi «potrà contribuire a qualificare ulteriormente i servizi ai cittadini ma anche a valorizzare le realtà occupazionali del territorio e a premiare l'impegno del mondo agricolo forestale nella promozione della cura dell'ambiente». Sulle ricadute occupazionali si è soffermata anche l'assessore regionale all'Ambiente Anna Rita Bramerini, che ha sostenuto che «se l'ambiente è fonte di lavoro come in questo caso, la Regione non può che approvare e guardare con favore sinergie simili, nell'ottica del principio che oggi più che mai economia e politiche ambientali sono un binomio inscindibile».

Tra le prospettive più incoraggianti in termini di cooperazione tra gli stakeholders politici, tecnici e istituzionali associate all'accordo firmato stamani sono anche da segnalare quelle legate alla filiera corta delle biomasse per la produzione di energia elettrica e calore, cioè alla cosiddetta filiera "bosco-legno-energia": un tema molto sentito in questi giorni, a causa della recente inaugurazione di alcuni impianti (per la provincia di Firenze sono da ricordare l'impianto di Calenzano e quelli che sono già o stanno venendo posti in funzione in alcune località - Pomino, Vallombrosa, Rincine - situate sulla montagna fiorentina ad opera della locale comunità montana) e che è destinato a diventare ancora più dibattuto nel prossimo futuro.

Altro ambito in cui la creazione di una "rete" di contatti e l'attuazione di sinergie tra le aziende di servizi e le cooperative agricole-forestali potrà offrire significativi sviluppi è, tra gli altri, quello della gestione del patrimonio idrico e della distribuzione, in quanto un efficace trattamento del bosco e delle aree rurali in generale è da considerarsi a tutti gli effetti il primo tassello del mosaico rappresentato dalla filiera dell'acqua. E', anche questo, un lavoro fornito dagli ecosistemi sia naturali sia artificiali che spesso riceve una considerazione limitata, e che invece necessita di essere valorizzato sia in termini concreti (in primo luogo occupazionali) sia in termini comunicativi: e anche in questo senso l'accordo di oggi apre prospettive future di non poco conto.

da: www.greenreport.it

martedì 25 maggio 2010

Fiper: “Evitiamo gli errori del fotovoltaico”

biomassa 
legnosa

Il presidente della Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili fa il punto sulle necessità del filiera legno-energia e di quella del biogas in Italia. E avverte: “La normativa nazionale è ancora troppo lacunosa”

Cresce anche nel nostro Paese l’interesse per la filiera del legno-energia e per lo sviluppo del biogas. Un’opportunità di sviluppo soprattutto per molte Regioni italiane chiamate, in questo settore, a contribuire alla creazione di una rete nazionale allargata. Abbiamo intervistato il presidente della Fiper, Walter Righini, per analizzare le buone pratiche e i futuri modelli di sviluppo di tutta la filiera e capire quali obiettivi l’Italia potrà raggiungere in questo settore entro i prossimi anni.

Sofia Capone: Presidente Righini, Fiper il prossimo anno compirà dieci anni di attività. Uno degli obiettivi che vi siete da sempre prefissati è stata la promozione della produzione di energia termica ed elettrica utilizzando le fonti rinnovabili presenti sul territorio. Quali sono stati i punti di forza della vostra federazione in questi anni e quali sono, invece, le sfide che vi ponete per il futuro?
Walter Righini: Siamo stati dalla nostra costituzione i portavoce dei produttori di calore da fonte rinnovabile. Nel 2001 eravamo in 6 associati, determinati e con la convinzione di far riconoscere l’importanza del kWh termico in un paese dalla visione “elettrocentrica”, qual è l’Italia. Sono stati anni di duro lavoro, nel portare avanti un’istanza di interesse nazionale secondario con la forza di piccole e medie imprese energetiche che fornivano teleriscaldamento a biomassa in ambito montano. Ma non abbiamo mai perso di vista la “visione”, la necessità di definire indicazioni per la definizione di una linea politica chiara per la promozione del riscaldamento e rinfrescamento da fonti rinnovabili. In questo senso, la Direttiva 2009/28/CE ha rappresentato una rivoluzione copernicana: ha sancito pari dignità tra il kwh termico ed elettrico. Il target di produzione del 17% di energia da fonti rinnovabili, che l’Italia dovrà raggiungere entro il 2020, è di fatto calcolato sui consumi finali. Oggi rappresentiamo oltre 70 impianti di teleriscaldamento a biomassa corrispondenti a circa il 75% di quelli avviati sul territorio nazionale, mentre da settembre 2009 ci siamo aperti ai produttori di biogas agricolo. Uno dei nostri punti di forza è stato rappresentare esclusivamente i gestori delle reti di teleriscaldamento alimentate a biomassa legnosa e i produttori di biogas agricolo. Una scelta che ha senza dubbio “chiuso le porte” ad una serie di aziende di componentistica (come caldaie e moduli), di gestione rifiuti e Forsu, delle altre fonti (fotovoltaico, eolico) ma che ci ha permesso di diventare il punto di riferimento nazionale per gli usi termici da biomassa legnosa vergine. Al momento la priorità FIPER è presentare una proposta realistica e concreta da inserire nel piano di azione nazionale che l’Italia presenterà al 30 giugno 2010 in sede europea, per promuovere l’uso delle rinnovabili termiche in un approccio sistemico di filiera.

Centrale 
di Teleriscaldamento Cooperativa di Dobbiaco (BZ) - FiperS.C.: Lo sviluppo locale e il rispetto dell’ambiente sono stati due principi cardine delle vostre azioni. Attualmente, secondo lei, nella filiera legno-energia e in quella del biogas quali possono essere i modelli d’eccellenza esportabili anche su scala nazionale?
W.R.: Diverse delegazioni provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e Canada visitano ogni anno gli impianti della Fiper. Il modello si fonda sulla creazione e consolidamento di piccoli e medi impianti di teleriscaldamento (1-10 MW termici, 1-1,5 MW elettrici) che forniscono riscaldamento e acqua sanitaria attraverso reti di altissima qualità ed immettono energia elettrica in rete prodotta in co-generazione. La rete svolge un ruolo strategico; incide dal 50% al 80% del costo dell’investimento. La dimensione degli impianti è funzionale alla domanda potenziale, e alla disponibilità di materia prima (cippato) in filiera corta. (70 km dalla centrale di teleriscaldamento). Il modello si ispira alla filosofia dei “distretti industriali”; nel nostro caso l’indotto è rappresentato dalle segherie, dai consorzi forestali, dalle cooperative agricole. Insomma un progetto territoriale che coinvolge i diversi stakeholder presenti in un’economia di montagna.
In Alto Adige il modello FIPER è stato replicato sull’intera provincia: 42 gli impianti di teleriscaldamento presenti nella sola provincia autonoma di Bolzano. Opportunità di sviluppo interessanti per le minireti di teleriscaldamento a biomassa sono riscontrabili lungo l’arco appenninico e alpino. Anche l’Abruzzo, sta valutando per la ricostruzione di avviare minicentrali di teleriscaldamento nella provincia di L’Aquila. Nel nuovo scenario in cui le Regioni agiranno in seguito alla definizione dei Burden sharing, il forte radicamento territoriale rappresenta un vantaggio competitivo che Fiper può e deve giocare per promuovere un modello energetico sostenibile di lungo periodo. Per quello che riguarda la filiera del biogas bisogna definire un nuovo modello societario e di gestione di impianto a biogas, rispetto ai grandi allevamenti di suini e bovini presenti nella pianura padana lombarda, emiliana, veneta. Laddove la proprietà è frazionata, costituire società a progetto che riuniscano i diversi allevatori e agricoltori per il conferimento della biomassa di origine animale e vegetale in un unico impianto a biogas costituisce un’innovazione di processo importante.

S.C.: Quali sono, invece, a suo avviso le istanze e i nodi critici avanzati dai vostri associati su cui è necessario lavorare da subito? E quali sono gli strumenti normativi da adottare con più urgenza per potenziare lo sviluppo del vostro comparto?
W.R.: Il primo nodo critico è rappresentato senza dubbio dalla normativa nazionale molto lacunosa, frammentata, continuamente modificata, che non consente una programmazione imprenditoriale corretta degli interventi per l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Di fatto le vere fonti rinnovabili non sono incentivate o lo sono in maniera distorta. Tra le urgenze: definire gli incentivi sul comparto termico da rinnovabili legati all’efficienza produttiva. In relazione alla biomassa legnosa è importante identificare criteri di efficienza e rendimento condivisi per la produzione di energia. Oggi il rendimento del calore e/o dell’elettricità prodotta dalla biomassa legnosa varia dal 25% al 90%.
Da circa 5 anni gli operatori attendono l’emanazione del Decreto sulla co-generazione ad alto rendimento in riferimento all’applicazione della direttiva. A riguardo, Fiper concorda con il legislatore francese, che riconosce l’incentivo pubblico per la produzione di energia elettrica in co-generazione con un livello minimo di efficienza del 50%.
Per quel che riguarda il comparto del biogas tra le urgenze da affrontare: l’impiego a fini agronomici dei sotto prodotti della filiera (digestato e ceneri), il riconoscimento degli incentivi della legge n.99 per gli impianti antecedenti al 1° gennaio 2008, oltre alla pubblicazione delle schede di calcolo del risparmio per l’ottenimento dei Titoli di Efficienza Energetica, e una regolamentazione chiara e precisa sul biometano. Pensiamo, inoltre, di individuare una struttura che si occupi del monitoraggio, della qualificazione e della regolazione della produzione e dell’uso del calore come priorità per lo sviluppo organico del comparto. Completerebbe il quadro la messa a punto di una banca dati nazionale che fornisca indicazioni dell’energia termica prodotta ripartita secondo le diverse tipologie di biomassa e di tecnologia utilizzata rappresenta il primo passo per definire l’incidenza dell’energia prodotta in termini di impatto ambientale.

S.C.: Presidente Righini, lei concorda con quanto ha dichiarato qualche settimana fa il direttore della Fire, Dario Di Santo, che ha affermato che per sviluppare adeguatamente le rinnovabili termiche in Italia gli incentivi da soli non bastano ma sono necessari un mercato e una cultura industriale?
W.R.: Si, bisogna pensare all’intera filiera. Fiper suggerisce una politica energetica che stimoli una progettualità di sistema con ricadute in termini di innovazione tecnologica ed organizzativa. Occorre evitare gli errori commessi per il fotovoltaico, i cui incentivi sono stati trasferiti a prodotti importati dall’estero. Impianto TCVVV a 
Santa Caterina Valfurva Parco dello Stelvio - FiperLa priorità è strutturare e organizzare filiere industriali italiane a energia rinnovabile, a partire dall’industria meccanica che offre già innovazioni tecnologiche ad alta efficienza energetica. Sulla gestione e manutenzione degli impianti di teleriscaldamento, invece, è necessario investire in formazione e specializzazione destinata agli imprenditori, agli operatori tecnici e alle maestranze. Inoltre diviene sempre più strategica la presenza di ESCO di qualità, capaci intervenire in situazioni di emergenza, nella qualifica dei progetti e nel servizio post-contatore. Alla cultura industriale si affianca la promozione della “cultura forestale”, fiore all’occhiello dei territori montani del nostro Bel Paese. Fiper suggerisce la definizione e messa a punto di un piano di azione per la manutenzione e gestione forestale, che permetta di consolidare la filiera legno-energia e di salvaguardare la funzione idrogeologica e di protezione ambientale che i boschi svolgono sul territorio montano e appenninico. Completano il quadro le misure fiscali e finanziarie ad hoc che favoriscano una sostenibilità di impresa di medio lungo periodo. Proponiamo, ad esempio, che le detrazioni fiscali siano vincolate alla qualità delle caldaie riguardo a efficienza ed emissioni e che i progetti di teleriscaldamento a biomassa nelle aree rurali e montane siano supportati mediante mutui di lungo periodo (15 – 20 anni). Tra le altre misure pensiamo, ad esempio, a istituire fondi di garanzia per la forestazione rapida che garantisca il reddito annuale agli agricoltori e a ridurre o eliminare l’aliquota IVA al livello EU sulle biomasse legnose per evitare attività commerciali non formalizzate e far emergere il mercato sommerso.

da: www.rinnovabili.it

lunedì 10 maggio 2010

Energia dalle biomasse, ecco i requisiti per ottenere i certificati verdi

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 maggio il decreto interministeriale che stabilisce le modalità con le quali è garantita la tracciabilità e la rintracciabilità delle biomasse destinate alla produzione di energia elettrica incentivabile mediante il rilascio di certificati verdi. Il provvedimento, che giunge dopo un iter tortuoso iniziato con la legge finanziaria 2007, stabilisce che all’energia elettrica prodotta da impianti alimentati a biomasse, della potenza superiore a 1 MW, è riconosciuto dei certificati verdi con un coefficiente di moltiplicazione pari a 1,8.

Il decreto definisce inoltre le tipologie delle biomasse che potranno essere utilizzate per produrre energia elettrica al fine di ottenere i certificati verdi. Si tratta si biomassa e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ovvero la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura, comprendente sostanze vegetali e animali, e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse; di biomassa da intese di filiera, ovvero prodotti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro; e da filiera corta, ovvero prodotta entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica.

La lunghezza del predetto raggio è misurata come la distanza in linea d’aria che intercorre tra l’impianto di produzione dell’energia elettrica e i confini amministrativi del Comune in cui ricade il luogo di produzione della biomassa (individuato sulla base della tabella B allegata al decreto).

Per quanto riguarda la tracciabilità, il produttore di energia dovrà trasmettere al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, entro il 30 novembre di ciascuno degli anni per cui si richiede l’emissione dei certificati verdi, la documentazione in relazione a ciascuna tipologia di biomassa (contenuta nella tabella A del decreto) e in particolare una serie di informazioni circa i fornitori stessi, le specie di ciascuna materia prima, il quantitativo di prodotto ottenuto e così via.

Per richiedere i certificati verdi e accedere al coefficiente moltiplicativo di 1,8 è inoltre necessario presentare al Gestore Servizi Energetici domanda di qualifica Iafr (impianti a fonti rinnovabili), prerequisito imprescindibile per l’ottenimento di incentivi previsti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Superate le verifiche il produttore potrà percepire gli incentivi. Oltre a determinare la provenienza delle biomasse, l’esito della verifica del ministero punta al controllo della quantità delle biomasse utilizzate dal produttore di energia elettrica nel corso dell’anno solare.

venerdì 16 aprile 2010

IN REGIONE VENETO UN BANDO DA 7 M€ PER L’ENERGIA TERMICA DA RINNOVABILI

20080624_4 È stato pubblicato sul sito della regione veneto l’atteso bando POR che prevede uno stanziamento iniziale di quasi 7 M€ - e uno complessivo di 16 M€ - per finanziare al 70% in conto capitale progetti presentati dagli enti pubblici che prevedono la produzione di energia termica da fonti rinnovabili: biomasse, solare, geotermico e impianti ibridi.

La delibera di Giunta e la modulistica per presentare le domande è disponibile sul sito della Regione Veneto.

http://www.regione.veneto.it/Bandi+Avvisi+Concorsi/Bandi/POR+CRO+FESR+2007-2013.htm