Giovedì 03 Giugno 2010
Scritto da Lisa Vagnozzi su http://www.greenme.it

Un servizio televisivo di “Striscia la notizia” ha recentemente innescato una vera e propria polemica sullo stato dei boschi italiani, sulla loro tutela, sul loro sfruttamento e sul ruolo giocato della deforestazione selvaggia nell’alterazione degli equilibri idrogeologici del territorio. Ma procediamo con ordine. Lo scorso 14 maggio 2010, il popolare tg satirico di Canale 5 ha mandato in onda un servizio di Max Laudadio interamente dedicato allo sfruttamento indiscriminato dei boschi.
Il servizio “incriminato” inizia in un bosco lombardo, nella provincia di Varese, con inquadrature che passano da alberi verdi ad evidenti residui di tagli, accompagnate da confronti, commenti e osservazioni sul tema della scarsa tutela del nostro patrimonio boschivo. Nella ricostruzione dei fatti offerta dal servizio, lo sfruttamento indiscriminato dei boschi sarebbe dovuto all’assenza di una legislazione nazionale: attualmente, infatti, ogni decisione e ogni azione riguardo al patrimonio forestale e boschivo è demandata alle singole regioni. Il giornalista menziona e oppone il “buon esempio” offerto dal Trentino al “cattivo esempio” offerto dalla Lombardia. Nelle fasi successive del servizio, Laudadio intervista sul tema della deforestazione un rappresentante dell’associazione ecologista Fare Ambiente, un esponente di Legambiente e lo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
L’eco-denuncia di Laudadio ha scatenato una serie di reazioni piuttosto forti da parte di associazioni ed esperti, con tanto di attribuzione di un simbolico ma significativo Tapiro Verde al giornalista, alla redazione di “Striscia la notizia” e al Ministro Prestigiacomo da parte della rivista forestale tecnico-scientifica Sherwood - Foreste ed Alberi Oggi. Oltre a Sherwood, forti critiche ai contenuti del servizio sono venute anche da PEFC Italia, dal Gruppo FSC-Italia e dall’UNAGA - Unione Nazionale Associazioni Giornalisti Agricoltura.
L’accusa principale che è stata mossa al servizio di Laudadio è di aver veicolato con leggerezza e superficialità informazioni erronee e dati approssimativi, capaci di suscitare nel pubblico dei telespettatori (circa 6 o 7 milioni di persone) pregiudizi riguardo alla filiera produttiva del bosco e allarmi infondati.
In particolare, le organizzazioni menzionate fanno notare come i due boschi messi a confronto nella prima parte del servizio siano in realtà due cedui di castagno tagliati nello stesso modo ma in periodi diversi: il bosco rigoglioso utilizzato come termine di paragone per condannare la deforestazione selvaggia altro non è che un ceduo già ricresciuto. Il punto che agli esperti del settore preme sottolineare è che in selvicoltura il taglio di parte del bosco non coincide con la sua fine o con la sua distruzione: al contrario, gli alberi vengono di fatto coltivati, facendo in modo che quelli tagliati vengano sostituiti da nuovi germogli.
Gli esperti e le organizzazioni sottolineano il danno di immagine che il servizio di “Striscia” ha arrecato alla filiera produttiva del bosco. L’utilizzo del legno dei boschi non implica “sfruttamento” e “disboscamento”, ma contempla una gestione sostenibile delle risorse forestali. La produzione del legname, se portata avanti seguendo le regole esistenti, può alimentare un'economia legata al territorio e contribuire all’approvvigionamento energetico da fonte rinnovabile: il legno prodotto dal taglio sostenibile dei boschi è infatti una materia prima a basso impatto ambientale e rappresenta una valida fonte energetica, in grado di sostituire i derivati del petrolio.
Per quanto riguarda le regioni menzionate, le organizzazioni ne difendono l’operato, “scagionando” la Lombardia dalle accuse formulate nel servizio: in Lombardia, infatti, così come in Trentino e in molte altre regioni italiane, esiste una normativa che tutela le foreste, regolandone i prelievi in modo sostenibile.
Infine, le organizzazione e gli esperti intervenuti nella polemica precisano che in Italia è in atto già da alcuni decenni un processo di riforestazione naturale: l’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio del 2005 ha registrato una superficie forestale nazionale di circa 10 milioni di ettari, il doppio di quella registrata nel 1950. Ma, cosa piuttosto grave, nel servizio “incriminato” sia il giornalista che il Ministro dimostrano di ignorare completamente l’esistenza di inventari del patrimonio forestale italiano: sia dell’Inventario Forestale Nazionale del 1985 che del già menzionato Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio, realizzato in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, con il Corpo Forestale dello Stato e con le Amministrazioni locali.
Lisa Vagnozzi

S.C.: Lo sviluppo locale e il rispetto dell’ambiente sono stati due principi cardine delle vostre azioni. Attualmente, secondo lei, nella filiera legno-energia e in quella del biogas quali possono essere i modelli d’eccellenza esportabili anche su scala nazionale?
La priorità è strutturare e organizzare filiere industriali italiane a energia rinnovabile, a partire dall’industria meccanica che offre già innovazioni tecnologiche ad alta efficienza energetica. Sulla gestione e manutenzione degli impianti di teleriscaldamento, invece, è necessario investire in formazione e specializzazione destinata agli imprenditori, agli operatori tecnici e alle maestranze. Inoltre diviene sempre più strategica la presenza di ESCO di qualità, capaci intervenire in situazioni di emergenza, nella qualifica dei progetti e nel servizio post-contatore. Alla cultura industriale si affianca la promozione della “cultura forestale”, fiore all’occhiello dei territori montani del nostro Bel Paese. Fiper suggerisce la definizione e messa a punto di un piano di azione per la manutenzione e gestione forestale, che permetta di consolidare la filiera legno-energia e di salvaguardare la funzione idrogeologica e di protezione ambientale che i boschi svolgono sul territorio montano e appenninico. Completano il quadro le misure fiscali e finanziarie ad hoc che favoriscano una sostenibilità di impresa di medio lungo periodo. Proponiamo, ad esempio, che le detrazioni fiscali siano vincolate alla qualità delle caldaie riguardo a efficienza ed emissioni e che i progetti di teleriscaldamento a biomassa nelle aree rurali e montane siano supportati mediante mutui di lungo periodo (15 – 20 anni). Tra le altre misure pensiamo, ad esempio, a istituire fondi di garanzia per la forestazione rapida che garantisca il reddito annuale agli agricoltori e a ridurre o eliminare l’aliquota IVA al livello EU sulle biomasse legnose per evitare attività commerciali non formalizzate e far emergere il mercato sommerso. 


Il 1° Marzo 2010 la Commissione Europea ha presentato il Libro Verde documento che descrive le principali problematiche delle foreste europee e pone una serie di interrogativi riguardanti lo sviluppo delle future politiche da attuare, soprattutto in funzione dei cambiamenti climatici.
Pubblicato nella 
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Dal 1° gennaio 2011 non si sa quanto varrà la tariffa onnicomprensiva. L'utilizzo dell'energia termica non è adeguatamente incentivato e mancano i criteri di tracciabilità per l'olio vegetale puro. C'è bisogno di chiarezza affinché cresca un settore che, al momento, si limita a promettere bene. Un manifesto sottoscritto da Agroenergia, Aiel, Aper, Consorzio Italiano Bio-Gas, Fiper e Kyoto Club.