lunedì 29 marzo 2010

Le certezze che mancano alle agroenergie

Scarti dell'industria 
del legno Dal 1° gennaio 2011 non si sa quanto varrà la tariffa onnicomprensiva. L'utilizzo dell'energia termica non è adeguatamente incentivato e mancano i criteri di tracciabilità per l'olio vegetale puro. C'è bisogno di chiarezza affinché cresca un settore che, al momento, si limita a promettere bene. Un manifesto sottoscritto da Agroenergia, Aiel, Aper, Consorzio Italiano Bio-Gas, Fiper e Kyoto Club.

Rispetto alla crescita delle rinnovabili in Italia, in particolare di fotovoltaico ed eolico, il settore agroenergetico non riesce ancora a esprimere le sue reali potenzialità. Permangono ancora una serie di barriere che ne limitano la diffusione e che, in alcuni casi, alimentano incertezza e spengono le attese. Presentiamo di seguito il quadro dei principali problemi concreti da risolvere.

Tariffe incentivanti e certificati verdi
Malgrado dal 15 agosto 2009 il Gse (Gestore servizi energetici) abbia iniziato a pagare la tariffa onnicomprensiva 0,28 euro/kWh per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW, ancora oggi non vi sono garanzie formali da parte del Ministero dello sviluppo economico sull’entità di questo importo nei 15 anni previsti,almeno per gli impianti entrati in esercizio commerciale entro il 31 dicembre 2010. Inoltre, occorre chiarire che agli impianti entrati in esercizio tra il 1° gennaio 2008 e il 14 agosto 2009, anche per tale periodo, si applica la tariffa onnicomprensiva di 0,28 euro/kWh. Occorre intervenire affinché l’attuale sistema di incentivazione di energia elettrica venga esteso agli impianti di biogas entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2007.

Mancano ancora informazioni sulla definizione della tariffa onnicomprensiva che verrà applicata a partire dal 1º gennaio 2011. Proprio nel momento in cui gli effetti degli incentivi avevano stimolato un avvio positivo, l’assenza di indicazioni sulle prospettive sta frenando nuovamente gli investimenti. Gli agricoltori, gli operatori e le banche sono in attesa di sapere quale sarà la tariffa incentivante per i prossimi anni. Sull’ammontare della tariffa, in questi ultimi due anni abbiamo assistito a un balletto davvero sconcertante: 0,30 –0,22 – 0,18 – 0,28 e tutt’ora non sembra essere ancora terminato.

Per quanto riguarda il coefficiente di moltiplicazione dei certificati verdi 1,8 previsto per gli impianti oltre 1 MW, la vicenda sembra essere in dirittura d’arrivo. Dopo la firma dei due ministri competenti sarà necessario attendere le procedure formali per giungere alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale nell’arco di alcune settimane. C’è da domandarsi se era proprio necessario protrarre per oltre due anni una discussione sulla filiera corta e sulla accettazione o meno dei 70 km da parte della Commissione europea, per poi giungere a confermare le stesse condizioni di partenza, determinando anche in questo caso incertezza e disorientamento tra gli operatori del settore.

Biomasse: incentivi per l’energia termica
Malgrado l’energia termica rappresenti ancora nel settore delle biomasse la forma energetica più efficiente e conveniente, non è stato ancora previsto un adeguato sistema di sostengo al pari di quella elettrica.
È necessario riformare il meccanismo dei certificati bianchi per l’energia termica da biomasse, con il riconoscimento di tariffe più vantaggiose di quelle attuali e procedure meno complicate.

Autorizzazioni
Le linee guida sulle norme autorizzative per gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, elaborate dal Ministero per lo sviluppo economico, e più volte annunciate, non sono ancora approvate.
Nel settore delle biomasse e del biogas si registrano palesi difformità dei criteri applicati nelle varie regioni. Alcune hanno scelto di gestire direttamente le procedure autorizzative, altre hanno delegato le Province, altre ancora i Comuni, ma non sempre la delega ha determinato un miglioramento dei tempi. Può accadere quindi che due impianti realizzati a cavallo di due regioni debbano scontare tempi e criteri profondamente diversi.
Per quanto riguarda le connessioni alla rete elettrica, i richiedenti sono soggetti ai tempi dell’Enel, che in molti casi sono troppo lunghi.

Olio vegetale puro
Circa la produzione di energia elettrica da impianti alimentati con oli vegetali provenienti da colture oleaginose coltivate in ambito Ue tutto è ancora fermo,in attesa della circolare del Mipaaf che dovrà indicare i criteri di tracciabilità che renderanno applicabile la tariffa onnicomprensiva 0,28 per impianti di potenza inferiore a 1 MW. È annunciato a breve un provvedimento che però dovrà attendere l’attivazione di un portale informatico gestito dall’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, sul quale dovranno essere registrati tutti i dati delle coltivazioni di oleaginose. È auspicabile l’adozione di una formula che, nel rispetto dei criteri di tracciabilità, consenta un approccio semplice e snello senza eccessive complicazioni burocratiche.

È necessario risolvere, inoltre, una contraddizione palese che si manifesta quando nell’impianto a olio vegetale, oltre all’energia elettrica immessa in rete, viene valorizzata e quindi utilizzata l’energia termica. In questo caso le norme vigenti prevedono che l’energia termica sia sottoposta ad accisa, mentre quella elettrica ne è esente. Quindi il produttore che non si rassegna a dover dissipare un importante quantità di energia termica e intenda utilizzarla viene penalizzato ingiustamente. Sull’utilizzo di olio vegetale puro nei motori agricoli, a differenza di alcuni Paesi nord europei (Austria e Germania ad esempio) dove da tempo è riconosciuta l’esenzione dall’accisa, in Italia, malgrado l’approvazione di una norma di legge che va esattamente in questa direzione, permane l’impossibilità di applicarla, poiché è necessaria l’approvazione non metta sullo stesso piano la produzione di olio vegetale a scala decentralizzata e locale, con una raffineria di prodotti petroliferi.

Biomasse solide.
Iva al 20% per il cippato. Un pronunciamento dell’Agenzia delle entrate dello scorso anno ha determinato, in pratica, il raddoppio dell’aliquota Iva per il cippato di legno. L’interpretazione dell’Agenzia è che al legno ridotto in schegge si debba applicare l’aliquota del 20% rispetto all’aliquota del 10% applicata alla legna da ardere. Risulta incomprensibile il fatto che l’Iva risulti diversa in ragione delle dimensioni del pezzo di legna, posto che la destinazione è la stessa, cioè la combustione. Questa interpretazione ha generato un danno al settore, soprattutto ai sistemi di teleriscaldamento che subiscono un aumento del costo del combustibile. Aumento che non produce alcun beneficio ai produttori di cippato, che devono versare integralmente la differenza di Iva.

Modifiche alla detrazione fiscale del 55%.
Un recente decreto del Ministero per lo sviluppo economico ha introdotto modifiche ai criteri per il riconoscimento della detrazione fiscale del 55% previsti per la sostituzione di una caldaia a combustibili fossili con una caldaia a biomasse. Le nuove regole riducono drasticamente la possibilità di usufruire di questa positiva agevolazione, in quanto vincolano il riconoscimento del beneficio alla completa sostituzione di tutti gli infissi dell’edificio con quelli che rispettano i limiti massimi di trasmittanza. Condizione che di fatto blocca ogni ragionevole possibilità di utilizzare l’incentivo fiscale per le caldaie a biomassa a scala domestica.
In alternativa a questa drastica penalizzazione si potrebbe prevedere un aumento obbligatorio dell’efficienza degli impianti, il vincolo dell’installazione di valvole termostatiche su ogni radiatore, la regolazione climatica in funzione della temperatura esterna e l’obbligo di installazione dell’accumulo inerziale per le caldaie manuali. Gli effetti in questo modo risulterebbero decisamente migliori, sia nella riduzione di emissioni sia l’efficienza energetica ottenibile.

Le ceneri di combustione sono rifiuti speciali
In molti Paesi nord europei sono state introdotte norme per consentire, secondo chiare regole e procedure, l’utilizzo delle ceneri prodotte dalla combustione di legno vergine come ammendanti nei terreni agricoli e nelle zone forestali. In Italia, invece, permane l’obbligo anacronistico di inviare queste ceneri alle discariche, in quanto rifiuti speciali. È tempo che queste norme siano aggiornate e adeguate agli standard europei. Le ricerche realizzate dal Comitato termotecnico italiano, nell’ambito del progetto Biocen, hanno ampiamente dimostrato le condizioni ottimali per una corretta gestione delle ceneri nei suoli agricoli.

Biogas
Oltre alla necessità di uno snellimento delle procedure autorizzative degli impianti e una riduzione dei tempi di connessione alla rete elettrica sopra richiamati, sono altresì necessari chiari e definitivi pronunciamenti circa la classificazione del digestato che non può essere considerato un rifiuto speciale, bensì un fertilizzante a tutti gli effetti. È inoltre atteso un pronunciamento di legge che sciolga ogni dubbio circa la natura dei sottoprodotti agricoli destinati alla valorizzazione energetica nei digestori anaerobici. La mancanza di chiarezza provoca un approccio penalizzante da parte degli organi di controllo locali.

Biometano
Il processo di «pulizia» del biogas, che consente di produrre il biometano, la sua immissione in rete, per un utilizzo come combustibile per il riscaldamento o per la cogenerazione o come biocarburante, sta incontrando un forte interesse da parte di alcuni importanti Paesi nord europei.
L’Italia presenta oggettive e importanti potenzialità in questo settore. Per stimolare la produzione di biometano nel nostro Paese servono due fondamentali provvedimenti:
-uno specifico regime di incentivi al pari di quelli previsti per la produzione di energia elettrica da biogas;
-norme per la regolamentazione della produzione, standardizzazione e distribuzione del biometano.

Riepilogando ecco in sintesi le lacune da colmare:

  • Mancano informazioni sulla definizione delle tariffa onnicomprensiva dopo il 1º gennaio 2011
  • C’è bisogno di certezza e stabilità sulle tariffe incentivanti
  • I certificati bianchi per la valorizzazione dell’energia termica da biomassa dovrebbero prevedere tariffe più vantaggiose e procedure più semplici
  • Si attendono da anni le linee guida sulle norme autorizzative per gli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile
  • I tempi dell’Enel per la connessione alla rete sono "biblici"
  • Sono attesi i criteri di tracciabilità dell’olio vegetale puro a scopo energetico
  • È assurdo sottoporre ad accisa l’energia termica proveniente dagli impianti a cogenerazione. Così si penalizzano i produttori più efficienti
  • La dispensa dal deposito fiscale per l’olio vegetale puro a scopo energetico è limitata a depositi che non superino i 50 quintali. (quantità decisamente insufficiente)
  • Il cippato è sottoposto a un’aliquota Iva del 20%, la legna da ardere del 10%
  • La detrazione fiscale del 55% per sostituire la caldaia con una a biomassa è vincolata alla sostituzione degli infissi dell’abitazione. In questo modo si scoraggia il passaggio dai combustibili fossili a quelli rinnovabili
  • Le ceneri della combustione della legna da ardere sono considerati rifiuti speciali e devono essere smaltiti in discarica
  • Il digestato va considerato un fertilizzante e non un rifiuto speciale
  • Vanno fugati i dubbi sulla natura dei sottoprodotti agricoli destinati alla valorizzazione energetica nei digestori anaerobici
  • Per lo sviluppo del settore del biometano sono necessari un regime di incentivi come quello per il biogas e norme per la sua produzione, standardizzazione e distribuzione
  • Sblocco schede 21-22 per il riconoscimento dei certificati bianchi alle centrali di teleriscaldamento a biomassa
  • Definizione schede di calcolo del risparmio per il calore prodotto dagli impianti di biogas

I firmatari del manifesto:
Agroenergia
Aiel
Aper
Consorzio Italiano Bio-Gas
Fiper
Kyoto Club

Scarica il documento (pdf)

lunedì 22 marzo 2010

L'OPERA - MARZO 2010

In questo numero:
Le misure dell'asse Leader del PSR Abruzzo
Volantino dell'incontro del 30 marzo 2010 a Raiano
Il Piano di gestione del Comune di Pettorano

Allegati: opera mar10.pdf 1409 k Visualizza Scarica

martedì 16 marzo 2010

Foreste: Presentato il libro verde sulla protezione delle foreste e avviata una consultazione on-line

003793 La Commissione europea ha presentato, nei giorni scorsi, il Libro verde intitolato “La protezione delle foreste e l'informazione sulle foreste nell'Unione Europea: preparare le foreste al cambiamento climatico” che evidenzia i principali problemi delle foreste europee: perdita di biodiversità, domanda crescente di sistemazione per i servizi di tempo libero, ruolo delle energie rinnovabili in un contesto in cui la crescita delle superfici boscose rallenta.

Il Libro presenta anche i sistemi d'informazione esistenti sulle foreste e gli strumenti disponibili per garantire la loro protezione e propone degli strumenti per la loro protezione, la loro gestione e l'informazione sulle foreste. Il Libro verde sarà discusso nel corso di una conferenza sulla protezione delle foreste che organizzerà la presidenza spagnola il 6-7 aprile in Spagna. 

E’ aperta fino al 31 luglio 2010 la consultazione pubblica sul Libro verde collegandosi al seguente indirizzo web: http://ec.europa.eu/yourvoice/consultations/index_it.htm (Fonte: ue)

Allegati: Libro Verde UE IT.pdf il 16/mar/2010 16.11 da Presidenza ForestAbruzzo 131 k Visualizza Scarica

giovedì 11 marzo 2010

Viterbo – 18-19 marzo 2010 - “Foresta Aperta, non solo legno”

ForestaR375_110809 A Viterbo si terrà l’evento dal titolo “Foresta Aperta, non solo legno”, organizzato dall’Università degli Studi della Tuscia.

L’evento comprende 2 giorni di convegni e tavole rotonde dedicati agli aspetti multifunzionali del bosco.

Il primo giorno, Giovedì 18 marzo, si terranno 2 eventi: il convegno dal titolo “Foreste, natura, ecoturismo” e la tavola rotonda: “Ridare ossigeno e nobiltà al bosco italiano: i boschi tra riserva di carbonio e valorizzazione economica”.

Il secondo giorno, Venerdì 19 marzo, si terrà il convegno “Alberi, spezie, medicina: la salute si incontra in foresta”.

Per maggiori info: daf@unitus.it 

Per scaricare il programma: Riscaldarsi con il legno, come scegliere il sistema giustoScarica >>>

Le radici della gestione forestale sostenibile in un click

Le radici della gestione forestale sostenibile in un click

Inaugurato da INEA il primo sito dedicato al Codice forestale camaldolese.

Con il sito www.inea.it/prog/camaldoli, interamente dedicato al progetto "Codice Forestale Camaldolese, la ricerca delle radici per lo sviluppo sostenibile", INEA, oltre a raccogliere e rendere disponibili i documenti storici che costituiscono il Codice Forestale Camaldolese, vuole anche dare voce a chi studia, lavora, frequenta, scopre e vive le foreste, contribuendo così ad arricchire il patrimonio di conoscenze e il bagaglio di esperienze utile alle generazioni future.

Il progetto "Codice Forestale Camaldolese, la ricerca delle radici per lo sviluppo sostenibile" nasce dalla collaborazione tra l'Osservatorio Foreste INEA e il "Collegium Scriptorium Fontis Avellanae" e si propone il recupero, la valorizzazione e la diffusione del patrimonio storico-culturale della Congregazione Benedettina Camaldolese nella secolare  gestione del territorio montano e delle sue risorse naturali (dal 1027 al 1868). In particolare lo studio del materiale conservato nelle fonti camaldolesi edite e in altri numerosi documenti e atti, in gran parte ancora sconosciuti, conservati negli Archivi di Stato e in collezioni private, permetterà di recuperare il patrimonio di conoscenze acquisite nella gestione agricola e nelle utilizzazioni forestali dei territori Appenninici.

Non si tratta di un semplice studio rivolto al passato, bensì di un'opportunità per poter comprendere il senso profondo e le motivazioni che stanno alla base del rapporto uomo-ambiente inteso come fondamento etico essenziale per l'avvio di una politica nazionale, regionale e locale che riconosca il ruolo insostituibile svolto dagli operatori agricolo-forestali e artigianali della montagna italiana.

Rete Rurale: aperto il Forum “Buone pratiche e innovazioni”

Rete Rurale aperto il Forum “Buone pratiche e innovazioni”La Rete Rurale Nazionale ha dato il via ad un nuovo Forum di discussione su "I fabbisogni di buone pratiche e innovazioni nello sviluppo rurale".

Un nuovo argomento del Forum, recentemente inserito, mira a raccogliere informazioni per produrre un elenco di esempi di successo di gestione delle foreste italiane.

Il Forum rappresenta l'occasione per raccogliere opinioni, esperienze e segnalazioni, condividere pareri e punti di vista, invitiamo tutti a partecipare e a segnalare le proprie “Buone pratiche” nella gestione sostenibile delle foreste.

Link al Forum: http://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2604


Nota del Comitato Esecutivo del Gruppo FSC-Italia in merito al rapporto pubblicato dalla Sezione Regionale Piemonte e Valle d’Aosta di WWF-Italia

logo_fsc_ico La presente nota costituisce un commento del Comitato Esecutivo del Gruppo FSC-Italia al rapporto “Il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali della Regione Piemonte: sperpero di denaro pubblico ed enorme danno ambientale”, recentemente pubblicato dalla Sezione Regionale Piemonte e Valle d’Aosta di WWF-Italia.

Senza voler entrare nel merito delle considerazioni relative alla Legge Forestale Regionale (LR n. 4/2009) e delle politiche energetiche e forestali della Regione Piemonte, desideriamo ricordare che il Gruppo FSC-Italia, in qualità di iniziativa nazionale del Forest Stewardship Council, ha come missione la promozione della gestione forestale responsabile, cioè di una gestione forestale che sia appropriata dal punto di vista ambientale, benefica dal punto di vista sociale e soddisfacente dal punto di vista economico.

Alla luce di ciò, se condividiamo pienamente la considerazione per cui “(…) il legno è […] materiale prezioso e di enorme valore bioecologico e, secondo il criterio della sostenibilità, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future” riteniamo assolutamente inadeguate e fuori luogo le conclusioni alle quali perviene il rapporto con riferimento all’opportunità e alla convenienza di preferire una non gestione delle risorse forestali.

L’abbandono e la mancata gestione attiva dei nostri boschi, purtroppo, rappresentano fattori ed elementi di destabilizzazione per l’intero settore forestale italiano e costituiscono un grave rischio per la sopravvivenza del settore stesso e per l’integrità delle risorse forestali. E’ doveroso osservare, a tale proposito, come proprio dall’abbandono del territorio derivi ancor più urgentemente la necessità una sua corretta gestione.

In linea con i principi fondanti del Forest Stewardship Council riteniamo fondamentale che tutte le parti portatrici di interesse possano prendere parte attivamente al confronto in merito alla gestione forestale, nondimeno auspichiamo che ciò si traduca in un comune e condiviso intento di promozione di pratiche responsabili e respingiamo fermamente che possa invece configurarsi come occasione di ulteriore disgregazione del settore e men che meno in propaganda a favore dell’abbandono dei boschi e della loro gestione attiva: si tratterebbe di un pessimo esempio per l’opinione pubblica, per lo più composta di non addetti ai lavori, e di un cattivo servizio reso ai nostri boschi.

Il Comitato Esecutivo del Gruppo FSC-Italia

CORSO per PREPOSTO ALLA SICUREZZA sui cantieri forestali

Come a Vostra conoscenza i PREPOSTI PER LA SICUREZZA, la cui presenza è obbligatoria in ogni cantiere, devono obbligatoriamente frequentare un CORSO DI AGGIORNAMENTO annuale.

Abbiamo quindi organizzato per VENERDI’ 19 MARZO 2010 un corso valido sia quale aggiornamento per i preposti già formati negli anni scorsi, sia per NUOVI PREPOSTI da formare.

Il corso avrà la durata di otto ore così suddivise:

ore 9,00 – 13,00 – Aggiornamenti legislativi (Dott. Mirco Del Gallo – RSPP)

ore 14,30 – 18,30 – Aggiornamenti tecnici (Dott. For. Franco Compagnoni)

Il corso si svolgerà presso la sede FORESTABRUZZO di S. Teresa di Spoltore. Per la partecipazione sarà rilasciato apposito attestato.

Si ricorda che il corso è gratuito per dipendenti dei soci che hanno aderito al nostro servizio (CO.L.A.FOR. – Solidarietà e Ambiente – Consorservice – I.R.M.F. – Gestifor – Valle Subequana – Consorservice – Agricoop – CIEFIZOOM – Silva – Coop. Verde Abruzzo – Coop. La Sorgente – Az. Agr. Sagittario (Di Vito) – Coop. Monte Genzana – Marsiforest), mentre per gli altri soci ha un costo di € 100,00 per partecipante (fino a disponibilità).

Per le prenotazioni rivolgersi CON URGENZA alla nostra segreteria in sede (Marianna Agnesini) tel. 085 4972302.

domenica 28 febbraio 2010

Biomasse sostenibili, un nuovo rapporto Ue ne detta i criteri

home2-7917 Dalla Transparency Platform

La Commissione europea adotta oggi il rapporto richiesto nella Direttiva clima energia in materia di biomasse solide e biogas. Il documento raccomanda agli Stati membri di seguire modelli simili che si basino sui criteri di sostenibilità forniti da Bruxelles.

(da www.rinnovabili.it) – Sviluppare appieno il potenziale energetico delle biomasse significa inevitabilmente dover prendere in esame le questioni connesse alla tutela del patrimonio forestale e della biodiversità, all’utilizzo suolo e al calcolo delle emissioni di CO2: la valutazione, in altre parole, dell’impatto ambientale e ovviamente anche di quello economico. A livello europeo la Renewable Energy Directive, conosciuta anche come la Direttiva “20-20-20”, contiene uno schema inerente ai requisiti di sostenibilità per i biocarburanti e i bioliquidi, mancando dunque quelli relativi alle biomasse, per le quali però specificava la richiesta alla Commissione Ue d’un rapporto ad hoc per colmare tale lacuna. Adempiendo a tale obbligo l’esecutivo europeo ha adottato oggi una relazione sui termini per l’uso sostenibile delle biomasse solide e del biogas nell’energia elettrica, riscaldamento e raffreddamento. Il documento contiene raccomandazioni sui criteri che dovrebbero essere utilizzati dagli Stati membri che desiderino introdurre un regime a livello nazionale, in modo da evitare ostacoli al funzionamento del mercato interno.
“La biomassa – ha dichiarato Günther Oettinger, Commissario responsabile per l’Energia – è una delle risorse più importanti per raggiungere i nostri obiettivi nelle energie rinnovabili. Contribuisce già a più della metà del consumo di energia verde nell’Unione europea, fornendo una risorsa pulita, sicura e competitiva”.
Le raccomandazioni adottate oggi riguardano:

  • Il divieto generale di utilizzare biomassa coltivata su terreni appositamente sottratti al patrimonio forestale, su aree ad elevata capacità di stoccaggio dell’anidride carbonica o ad elevata biodiversità.
  • Una metodologia standardizzata per il calcolo dei gas a effetto serra in maniera tale da garantire che la riduzione delle emissioni connessa a questa fonte sia almeno del 35% rispetto al mix energetico fossile della UE, aumentandola al 50% per i nuovi impianti nel 2017 e al 60% nel 2018.
  • La differenziazione dei regimi di sostegno nazionali a favore di impianti che consentano di raggiungere alte efficienze di conversione energetica.
  • Il controllo della provenienza della biomassa.

La relazione è accompagnata da una valutazione d’impatto che dimostra che criteri vincolanti imporrebbero costi considerevoli agli operatori economici europei, soprattutto in considerazione del fatto che almeno il 90% della biomassa consumata a livello comunitario deriva dai residui forestali e da altri sottoprodotti delle industrie europee, concludendo pertanto che almeno in questa fase, non sia necessaria una legislazione più dettagliata.
“E’ prevista una revisione fra 18 mesi, – ha concluso Oettinger – al fine di valutare se il sistema abbia bisogno di essere modificato, anche attraverso l’introduzione di norme obbligatorie”.

Certificazioni per la carta: come funziona il PEFC

PFEC

La carta è uno dei prodotti più presenti nella nostra vita quotidiana: dai post-it su cui annotiamo i nostri promemoria, ai foglietti volanti che utilizziamo per la lista della spesa; dalle confezioni dei cereali per la colazione, alle agende e ai calendari che teniamo, rispettivamente, sulle nostre scrivanie e sulle pareti di casa. La carta è un prodotto così comune da alimentare convinzioni e luoghi comuni spesso molto difficili da sfatare, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa.

Proprio perché si tratta di un bene di consumo diffusissimo e, almeno fino ad oggi, non sostituibile, è bene fare attenzione alla sua provenienza, in modo da incidere il meno possibile sull'ambiente. A questo scopo, è importante tenere in considerazione, al momento dell'acquisto, la presenza o meno di una certificazione. Nel caso della carta, la certificazione riguarda l'origine del legno da cui è stata tratta la cellulosa, e attesta la sua provenienza da boschi gestiti in maniera corretta ed ecosostenibile, sia da un punto di vista ecologico che da un punto di vista economico e sociale.

La certificazione è un marchio di ecosostenibilità che dipende da determinati parametri, qualitativi e quantitativi, ed è cruciale non soltanto per l'industria cartaria ma anche per tutte quelle industrie che si basano sull'utilizzo del legno, in quanto costituisce un modo per conoscere e tracciare il percorso delle materie prime, dalla loro origine fino al prodotto finale.

A questo proposito, l'Unione Europea riconosce ufficialmente due certificazioni: FSC ("Forest Stewardship Council"), che abbiamo citato più volte e che gode del sostegno di Greenpeace, e PEFC, che introduciamo qui per la prima volta. La sigla PEFC sta per "Programme for the Endorsement of Forest Certification Schemes" e cioè "Programma per il riconoscimento di Schemi di Certificazione Forestale".

PEFC è un'organizzazione internazionale indipendente, non governativa e no profit, che promuove una gestione forestale sostenibile per fornire agli acquirenti dei prodotti in legno o di carta una garanzia di eco sostenibilità. Ciò significa che il consumatore ha la certezza di favorire, con il suo acquisto, attività forestali corrette e rispettose degli equilibri naturali, a tutela della biodiversità e a favore del rimboschimento.

Per le aziende, invece, impiegare nei processi produttivi legno e carta certificati ha non soltanto un indubbio ritorno in termini di immagine, ma può determinare anche un vantaggio economico. Oggi, infatti, i consumatori sono più consapevoli e informati nelle fasi della scelta e dell'acquisto dei prodotti e si sono fatti anche più responsabili ed esigenti in materia di problematiche ambientali.

Il PEFC ha sede a Ginevra ed è nato alla fine degli anni Novanta come iniziativa volontaria e senza fini di lucro del settore privato. La certificazione non è solo per la carta, ma per l'intera filiera dal bosco al consumatore (legno, mobili, carta, pannelli, funghi e tartufi, miele, ecc). Tutto ha avuto inizio con degli incontri tra i rappresentanti dei proprietari forestali di alcuni dei Paesi promotori, tra cui Austria, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia e Svezia.

Attualmente, l'organizzazione opera approvando, di volta in volta, degli schemi nazionali di certificazione forestale. Ciò significa che il sistema PEFC comporta la costituzione di enti di gestione nazionali nei diversi Paesi nel mondo. A questo scopo, si cerca di coinvolgere tutte le organizzazioni professionali, le associazioni e i consorzi che, a livello locale, potrebbero essere interessati e coinvolti nell'iniziativa.

PEFC prevede un primo livello di certificazione che riguarda strettamente la gestione forestale e che attesta che una proprietà forestale è gestita secondo criteri di correttezza e di sostenibilità. Una seconda, successiva tipologia di certificazione è invece rappresentata dalla Chain of Custody, "catena di custodia" o di rintracciabilità. Il presupposto di questo secondo livello di attestazione è che il legname e la cellulosa provenienti da foreste gestite in modo corretto e sostenibile devono poter essere rintracciabili in tutte le fasi successive della lavorazione, fino ad arrivare alla commercializzazione. Se tale catena viene correttamente rispettata, il consumatore troverà sul prodotto finito un apposito marchio di qualità.

criteri_pefc

Per concedere la certificazione PEFC si esige da chi ne fa richiesta il rispetto dei criteri e degli indicatori definiti nelle Conferenze Ministeriali per la Protezione delle Foreste in Europa di Helsinki (1993) e di Lisbona (1998). L'attestazione permette agli aderenti di utilizzare il logo PEFC e ha una durata di 5 anni. A cadenza annuale sono effettuati controlli per verificare la conformità di ciascun aderente con i criteri previsti.

Attualmente, i membri ordinari del PEFC, con i rispettivi organismi nazionali, sono 34. L'organizzazione gode anche del supporto di 5 organizzazioni internazionali: la Federazione Europea dei Proprietari Forestali (CEPF, Confederation Européenne des Propriétaires Forestiers ), la Federazione Europea dei Proprietari Fondiari (ELO, European Landowners' Organisation), l'Organizzazione Europea delle Industrie della Lavorazione del Legno (CEI Bois), l'Organizzazione Europea dell'Industria Cartaria (CEPI, Confederation of European Paper Industries) e la Federazione Europea per il Commercio del Legname (FEBO, Fédération Européenne du Négoce de Bois).

foresta-la-verna

Per quanto riguarda l'Italia, le foreste coprono il 34% del nostro territorio nazionale, pari a più di 10 milioni di ettari, tra pioppeti, boschi e macchia mediterranea. Di questa percentuale, la superficie forestale certificata PEFC è di 717.248 ettari ed è diffusa su gran parte del territorio nazionale, dal Friuli Venezia Giulia alla Sardegna, dal Trentino alla Campania. PEFC Italia conta 51 soci tra amministrazioni comunali, proprietari boschivi, industrie di settore, cooperative, associazioni di categoria e liberi professionisti (per ulteriori approfondimenti, informazioni e documenti riguardo alla certificazione PEFC in Italia potete visitare il sito www.pefc.it).

Dato che siamo in tema di sostenibilità ambientale, ne approfittiamo per ricordare che, oltre ad acquistare carta e legno certificati, possiamo sempre contribuire alla salvaguardia di boschi e foreste con il recupero della carta e del cartone, facendo la raccolta differenziata e osservando l'abitudine di separare questi materiali da tutti gli altri scarti. In questo modo, eviteremo che delle risorse preziose e riciclabili vadano a disperdersi nelle discariche.

Lisa Vagnozzi

da www.greenme.it

sabato 27 febbraio 2010

Cooperare per fare il Bosco più Verde: Il consorzio forestale quale strumento per la gestione sostenibile, la salvaguardia e la valorizzazione dei boschi della collina torinese

Il “modello consortile” di gestione forestale si propone come strumento per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio della collina torinese, con particolare attenzione ai riflessi occupazionali e di sviluppo economico.
I consorzi forestali sono società di gestione del territorio a cui i proprietari pubblici e privati di superfici agro-silvo-pastorali affidano i terreni affinché la gestione degli stessi sia più efficiente. Normalmente tali strutture sono partecipate dai proprietari, riuniti per garantirsi una economicità di gestione.
Tale funzione è particolarmente evidente in caso di proprietà molto frazionate, con piccole superfici che non hanno alcuna possibilità di essere economicamente gestite (com’é per la collina di Torino).
Oggi però il problema è ancor più grave in quanto la gestione è praticamente assente anche in grandi aree, sia pubbliche che private, in quanto le attività forestali risultano sempre meno remunerative, i proprietari stanno perdendo il senso del valore del bosco e diventa sempre più difficoltoso reperire imprese in grado di realizzare gli interventi in maniera efficiente ed efficace.
Un nuovo modello di consorzio forestale è quindi quello che vede, oltre all’aggregazione dei proprietari, la presenza degli operatori del bosco, sia tecnici che operativi.
La Regione Piemonte con la nuova legge “Gestione e promozione economica delle foreste” (4/2009) si propone di sviluppare una gestione attiva delle superfici forestali e di aumentare il prodotto legnoso piemontese.
E’ un obiettivo ambizioso e di lungo periodo che deve essere avviato ora per poter arrivare nei prossimi anni alla ripresa del settore forestale nella nostra Regione.
Al fine di divulgare la conoscenza delle possibilità offerte dalla gestione consortile del “bene” bosco, approfondire le opportunità offerte dal nuovo strumento normativo e valutare i possibili effetti che questi possono avere sul territorio della collina torinese, si organizza il presente incontro cui Vi invitiamo a partecipare.

5 MARZO 2010 - ORE 9,00
Circolo ricreativo dipendenti comunali del Comune di Torino
C.so Sicilia 12, Torino

PROGRAMMA

REGIONE PIEMONTE - ASSESSORE Economia Montana e Foreste Settore Politiche Forestali

DR. MARCO CORGNATI
REGIONE PIEMONTE - Assessorato Economia Montana e Foreste
Settore Politiche Forestali “La nuova legge forestale regionale come opportunità per la valorizzazione dei boschi piemontesi”

GASPER RINO TALUCCI
Presidente Nazionale Settore Forestazione e Multifunzionalità Fedagri - Confcooperative
“Il modello consortile come elemento strategico di gestione e sviluppo
del territorio: esperienze dalle regioni appenniniche”

DOTT. FORESTALI GIULIANO GRIDELLI E FRANCESCO CIASCA
Consorzio Piemontese Cooperative Agroforestali “Bosco Vivo”
“Progetto di costituzione del Consorzio Forestale della Collina Torinese (C.F.C.T.)”

DR. EZIO DEMAGISTRIS
COMUNE DI TORINO - Divisione Servizi Tecnici per le Grandi Opere Edilizie e Verde Pubblico
“Il Comune di Torino e la gestione forestale dell’area collinare”

DR. IPPOLITO OSTELLINO
Parco fluviale del Po - Tratto Torinese
“Prospettive per un nuovo ruolo del Bosco all’interno delle aree protette della Corona Verde”

DR. GRAZIANO DELMASTRO
Parco Naturale della Collina Torinese
“I boschi della Collina Torinese: tra naturalità, abbandono e gestione attiva”

DR. PIERO BELLETTI - PRO NATURA - Torino
“Equilibrio fra naturalità e gestione forestale attiva della collina di Torino”

Conclusioni
MARCO BALAGNA
PROVINCIA DI TORINO - ASSESSORE AGRICOLTURA

Prof. Bruno Giau
UNIVERSITÀ DI TORINO, FACOLT À DI AGRARIA
Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria Forestale e Ambientale

Moderatore:
Gianni Tarello
(Presidente Regionale Settore Forestazione e Multifunzionalità Fedagri - Confcooperative)

Allegati (1)

Ora i boschi suscitano l’interesse dei coltivatori La short rotation forestry diventa ammissibile agli aiuti disaccoppiati.

nat05 Si va rafforzando l’interesse dei coltivatori per l’impianto di boschi cedui a rapida rotazione, diretti a procurare materia prima energetica e che richiedono una convivenza di specie per evitare problemi di monospecificità e fitosanitari, di pioppo ed olmo, o salice, o platano, o eucalipto.

Secondo le esperienze e le ricerche sin qui effettuate, i migliori risultati e economici per lo sfruttamento di questa tipologia produttiva nascono dalla creazione di una filiera corta, con la cippatura delle piante direttamente sul campo o con operazioni di lavorazione per un utilizzo immediato.

Dal punto di vista agronomico i dati produttivi riscontrati mostrano una produzione anche di 200 tonnellate ad ettaro nei 5 anni con un investimento compreso fra le 1.100 e le 1.600 piante/ha.

Una superfice investita a short rotation forestry ora si può abbinare ad un titolo (diritto all’aiuto) Pac disaccoppiato, dopo la recente entrata in vigore del Decreto Mipaaf 9/12/2009 (GU n°30 del 6/2/2010).

Il decreto, che disciplina l’intera materia della gestione dei titoli disaccoppiati, revisionando la normativa precedente, all’articolo 1 specifica (sulla base del Reg. Ce 1120/2009 art. 2, lett. n), che per “ettaro ammissibile” si intende anche una superficie investita a bosco ceduo a rotazione rapida (codice Ncex06029041) utilizzata per un'attività agricola o, qualora le superfici siano utilizzate anche per attività non agricole, utilizzate prevalentemente per attività agricole, coltivata con le piante elencate nell'allegato A del decreto (Pioppi, Salici, Eucalipti, Robinie, Paulownie, Ontani, Olmi, Platani, Acacia saligna) e con un turno di taglio non superiore a otto anni.

Se sulla superficie ammissibile si esercita un’attività non agricola, questa non deve interferire con lo svolgimenti del ciclo colturale ordinario e con il mantenimento di buone condizioni agronomiche e ambientali.

La dimensione minima delle parcelle agricole che possono formare oggetto di una domanda d'aiuto è fissata a 0,05 ettari. Finora questa sicurezza non c’era ed i proprietari di questo tipo di boschi non riuscivano sempre a rientrare nell’aiuto diretto.

In questo modo si va completando il quadro normativo delle biomasse legnose destinate alle produzioni energetiche ma ci sono ancora alcune situazioni che devono essere definite dal punto di vista legislativo, quali la gestione delle ceneri degli impianti considerate ancora rifiuto.

I Psr regionali hanno misure specifiche per incentivare questa coltivazione ed aggiungere contributi all’impianto e lavorazione, quali la 121, 122 e 221, 311B, inserite in tutti i piani regionali. Inoltre, se si destina il materiale di pioppo e altre essenze alla produzione di energia elettrica in azienda si può sfruttare l’incentivo di 0,28 centesimi per ogni kWh (tariffa omnicomprensiva) prodotto per gli impianti di taglia non superiore ad 1 MW (legge del 23 luglio 2009 n. 99).

venerdì 26 febbraio 2010

Presentazioni Consorzi Forestali

Nella nuova pagina "PRESENTAZIONI" del sito www.consorziforestali.net è pubblicata la presentazione aggiornata della esperienza dei consorzi forestali presentata a Grottammare il 25 febbraio 2010 nell'incontro informativo organizzato dal Consorzio Marche Verdi.
Sono anche pubblicate altre presentazioni stampabili.

mercoledì 24 febbraio 2010

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martedì 23 febbraio 2010

Talucci (Fedagri): L’impegno della cooperazione per lo sviluppo dell’associazionismo forestale

“Il ruolo strategico dell’associazionismo forestale che è stato evidenziato dalla Rete rurale nazionale conferma la bontà di un percorso che la cooperazione forestale aderente a Confcooperative ha iniziato da ormai un decennio”.

Lo ha sostenuto il presidente del settore Forestale di Fedagri-Confcooperative Gasper Rino Talucci in occasione di un workshop promosso dalla Rete rurale nazionale sul tema “Associazionismo forestale e sviluppo rurale - opportunità e responsabilità per l’attuazione delle misure forestali del PSR”.

“Con lo slogan ‘Da esecutori a Gestori’ – spiega Talucci – le cooperative forestali di Fedagri promuovono una ventina di consorzi forestali, insieme ad un centinaio di amministrazioni comunali per la gestione di una superficie complessiva di oltre 100.000 ettari di boschi in tutta Italia. E’ una risposta concreta all'abbandono delle aree forestali nel nostro Paese con il quale la cooperazione intende promuove una filiera produttiva che vada dal bosco alla segheria e che sia protagonista anche nell’ambito di nuovi utilizzi quali la produzione di energia rinnovabile".

"L'idea innovativa – prosegue Talucci – è stata quella di mettere insieme non solo i proprietari di boschi, ma anche i tecnici e gli operatori, nella consapevolezza che un settore povero come quello forestale ha bisogno di esperienze che uniscano i vari soggetti, in un’ottica di sviluppo. Alle istituzioni si richiede di sostenere e valorizzare questo percorso, mentre oggi alcune amministrazioni locali frenano la spinta positiva che viene dal basso. Ne è un esempio l'avvio a macchia di leopardo delle misure forestali del Piano di Sviluppo Rurale, con punte di eccellenza come in Lombardia e Toscana e situazioni critiche come in quasi tutte le regioni del sud. In questo senso non possiamo che sostenere la proposta della Rete Rurale di arrivare a delle linee strategiche condivise in tutta Italia, in modo da mettere a frutto le buone prassi delle regioni avanzate”.

SCARICA LA NOTIZIA IN PDF

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Fonte: UFFICIO STAMPA FEDAGRI – CONFCOOPERATIVE

www.fedagri.confcooperative.it

giovedì 11 febbraio 2010

Natura 2000

2469t La DG Ambiente della Commissione europea ha pubblicato una brochure dedicata alla Rete Natura 2000. Tra
gli argomenti trattati: il ruolo e i compiti della Rete, salvare la biodiversità, le regioni biogeografiche,
l’impegno futuro della Rete, ecc. Per informazioni:
http://ec.europa.eu/environment/nature/index_en.htm .

sabato 6 febbraio 2010

L'OPERA di Febbraio 2010

Pubblicato il numero di Febbraio 2010 del L'OPERA.
In questo numero il documento preparatorio del workshop della RETE RURALE NAZIONALE  su "Associazionismo forestale e Sviluppo rurale: opportunità e responsabilità per l'attuazione delle misure forestali dei PSR" che si terrà a Roma il 22 febbraio 2010 e la presentazione del PIANO DI GESTIONE DELLE PROPRIETA' SILVO-PASTORALI del Comune di PERETO (AQ) elaborato dal Consorzio Forestale Marsica Occidentale.

Allegati (1)

Workshop Rete Rurale Nazionale - Task Force Foreste

copertina invito

La Task Force Foreste e l'Osservatorio foreste dell'INEA, nell'ambito delle attività previste dalla Rete Rurale Nazionale per lo Sviluppo Rurale (Azione 1.1.1 Supporto orizzontale alle Amministrazioni impegnate nell'attuazione dei PSR), propone ai principali attori del settore forestale e alle Amministrazioni regionali, un Workshop dal titolo "Associazionismo forestale e Sviluppo rurale: opportunità e responsabilità per l'attuazione delle misure forestali dei PSR".
Il workshop si propone di fornire un quadro delle opportunità che l'Associazionismo forestale può fornire e trovare nell'attuazione delle politiche forestali di sviluppo rurale. Obiettivo della giornata di studio è definire strategie condivise con i principali attori operanti nel settore, al fine di realizzazione gli obiettivi di gestione e sviluppo socio-economico delle aree montane e forestali previsti dal Programma Quadro per il Settore Forestale.
L'associazionismo forestale rappresenta oggi una concreta opportunità di sviluppo economico locale per le aree rurali e montane, e per l'intero settore forestale chiamato, quest'ultimo, ad assolvere ruoli e funzioni di interesse pubblico oltre che privato, quali la gestione attiva del patrimonio forestale, la salvaguardia ambientale, l'assetto idrogeologico e la protezione e prevenzione dei dissesti, degli incendi oltre a funzioni di carattere sociale e ricreativo.
In questo ambito le associazioni forestali, nelle loro diverse formulazioni e concezioni, presenti nel contesto nazionale possono essere considerate vere "imprese silvo-ambientali" (in tanti casi le uniche rimaste nelle aree montane), dando così concretezza a quel concetto della "multifunzionalità" nelle aree montane e rurali, enunciato nella prima Legge di orientamento in agricoltura e sui decreti di attuazione (D.lgs n. 227/01). L'elemento principale per il rilancio del settore risiede sicuramente nell'armonizzazione delle politiche regionali in un'ottica di valorizzazione economica delle realtà produttive e delle multifunzionalità presenti sul territorio montano.
Partendo dalla valorizzazione delle esperienze già intraprese sul territorio si può agevolare così la costituzione di strumenti di gestione, di tutela e di sviluppo convenienti e competitivi. Strumenti capaci di mettersi in relazione con gli altri operatori del mercato e di avviare processi di filiera, che perseguono nel contempo finalità di interesse regionale e interregionale, razionalizzando e qualificando la gestione delle superfici forestali e rappresentando opportunità reali di crescita economica, oltre che di presidio alla salvaguardia del patrimonio boschivo. Workshop Rete Rurale Nazionale - Task Force Foreste
I lavori del Workshop si concluderanno con la condivisione di una proposta di "Documento strategico di intenti" condiviso dai principali attori operanti nel settore, da allegare al PQSF o e diffondere nell'ambito della Rete Rurale Nazionale. Partendo da ciò che esiste sul territorio e ciò di cui il territorio e il settore necessitano e richiedono, questo documento vuole diventare una proposta operativa per coordinare le opportunità fornite dall'Associazionismo e le esigenze regionali sul tema della gestione forestale, al fine di valorizzare l'attuazione delle misure previste dalle politiche di sviluppo rurale. Ai risultati del work shop seguirà inoltre un'attività di individuazione, studio e diffusione, per temi condivisi di interesse per il settore forestale, di Buone pratiche in cui l'Associazionismo ha svolto o svolge un ruolo determinante per lo sviluppo locale e rurale. Si vuole quindi, riuscire a identificare, in collaborazione con la Task Force Buone Prassi, le realtà operati che in ambito forestale, realizzano una sviluppo socioeconomico sostenibile in senso multifunzionale, per le aree rurali e montane nazionali.


Roma, 22 febbraio 2010
Radisson Blu ES.Hotel
Via Filippo Turati, 171 00185 Roma


 (1.24 MB)Scarica la presentazione del workshop (1.24 MB)

giovedì 4 febbraio 2010

EUFORMAG: riviste forestali europee in rete

EUFORMAG: riviste forestali europee in reteE’ nata EUFORMAG,  una rete europea di riviste del settore forestale che attualmente riunisce 6 periodici di 5 diversi paesi. Le riviste associate alla rete divulgano regolarmente contenuti tecnico-scientifici ed esperienze di gestione a più di 10.000 proprietari, tecnici pubblici e privati, gestori e imprenditori forestali europei.

EUFORMAG si è costituita con lo scopo di diffondere conoscenze utili e pratiche che possano riguardare due o più paesi europei e si propone anche come strumento efficace e privilegiato per la diffusione dei risultati dei progetti forestali di interesse europeo.

Per conoscere meglio Euformag visita il sito www.euformag.eu!

da: www.rivistasherwood.it